Derubavano anziani, fingendosi impiegate del comune, dipendenti delle Poste, assistenti sociali, vecchie amiche di famiglia e addirittura medici ospedalieri. Gli agenti della questura di Pescara hanno sgominato un'organizzazione criminale di sole donne, che derubavano persone anziane, entrando in casa con escamotage sempre diversi. 5 nomadi abruzzesi, all'alba di questa mattina, sono così finite in manette con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di furti in abitazione ai danni di persone anziane. L'ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata emessa stamani dal Giudice delle Indagini Preliminari Guido Campli, su richiesta del Sostituto Procuratore della Repubblica Valentina D'Agostino, titolare dell'inchiesta. Secondo quanto ricostruito dagli agenti, le donne spacciandosi per assistenti sociali, dipendenti Inps, convincevano la vittima di turno, a farle entrare nell'appartamento. Una volta dentro, mentre "l'attrice" distraeva il proprietario di casa, le complici, entrate di soppiatto nell'abitazione e trafugavano tutto quello che riuscivano ad arraffare. La gang tutta al femminile avrebbe agito, oltre che nella provincia di Pescara anche in quella di Campobasso, Benevento, Isernia, Foggia, Roma e Ancona. Le indagini avviate nei confronti del sodalizio hanno poi consentito di far luce su un giro di usura e su altri fatti di reato, per i quali sono stati arrestati un pluripregiudicato 60enne pescarese e suo figlio di 36 anni, facenti parte dello stesso nucleo familiare delle cinque arrestate. Il 60enne avrebbe preteso da un uomo che, in un momento di difficoltà finanziarie, si era rivolto a lui per un prestito di 2000 euro , la restituzione in poco più di 2 mesi di 9000 euro. L'usurato, minacciato più volte di morte, si era anche trasferito in un'altra provincia. Le indagini hanno anche portato alla denuncia di due persone, per falso in atti destinati all'Autorità giudiziaria, per aver prodotto una falsa dichiarazione relativa all'esistenza di un rapporto di lavoro tra il figlio del 60enne e un imprenditore, che avrebbe permesso al 36enne di potersi assentare da casa, pur essendo agli arresti domiciliari.
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