Il Ddl contro la prostituzione nei luoghi pubblici, varato ieri dal Consiglio dei ministri, "non sconfiggerà il fenomeno, ma lo trasferirà in casa. Una dimensione più protetta dal giudizio degli altri, che dunque favorirà la nascita di una sorta di relazioni parallele tra clienti e prostitute". Massimo Di Giannantonio, docente di psichiatria all'università Gabriele D'Annunzio di Chieti, anticipa quanto potrà succedere dopo il varo del provvedimento che punirà sia l'offerta che la richiesta di sesso in strada. "E' tradizione consolidata che la prostituzione a casa favorisca la creazione di illusorie relazioni tra cliente e prostituta. E con l'andare del tempo, chi paga sarà portato a chiedere prestazioni non protette, facendo leva sia sul suo potere economico, sia sulla scorta di una falsata rassicurazione che gli deriva dalla conoscenza con la prostituta. Insomma - chiarisce - fuori dalla strada, al riparo di quattro mura, cadra' prima o poi il 'codice-preservativo'. Diventerà cosi' interessante - prosegue Di Giannantonio - verificare quale sarà l'impatto di questo mutamento di abitudini sulla diffusione delle malattie sessualmente trasmissibili". Ma il trasferimento dalla strada alla casa della prostituzione avrà, secondo lo psichiatra, ulteriori conseguenze. "Questo spostamento favorirà la sessualità riflessiva rispetto a quella impulsiva". Più chiaramente, "la presenza delle prostitute sulle strade tenta il cliente sul momento, configurandosi come l'espletamento di un bisogno di sesso frettoloso che - rivela Di Giannantonio - e' equiparabile alla masturbazione. Dunque la soddisfazione di un momento. Al contrario - continua - il trasferimento del rapporto in luoghi ad hoc prevede una meditazione, preparazione e pianificazione. Quindi anzichè rappresentare il sesso impulsivo, il ricorso alla prostituzione diventerà qualcosa di pensato. Un'esigenza cercata per evadere dalla routine familiare, quotidiana e lavorativa".
gm
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