Un datore di lavoro è sempre responsabile del comportamento dei dipendenti, soprattutto se questi danno vita a casi di mobbing, ovvero vessazioni di lavoratori in posizione gerarchica superiore rispetto alle vittime. E se si escludono gli episodi isolati, questo non vuol dire che pochi mesi non siano sufficienti a configurare una continuità negli atti di mobbing. Lo si evince dalla sentenza della Cassazione che ha accolto il ricorso di una donna che per 6 mesi era stata vessata dal suo capo con frasi scurrili, isolata dal gruppo, senza scrivania ed un posto dove lavorare in pace. Alla denuncia della donna, però non era seguito un pronto intervento del capo d'azienda ma la Suprema Corte ha condannato il dirigente ritenendo che un periodo di sei mesi è più che sufficiente per concretizzare il mobbing.
gm
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