martedì 19 maggio 2009

Sangalli parla del Fisco

«Pagare tutti per pagare meno, ma anche pagare meno per pagare tutti»: usa un gioco di parole il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, per illustrare il principio dal quale si deve partire per porre freno alla pressione fiscale giudicata «non sostenibile» da tre imprese su 5. Un richiamo al quale il ministro dello sviluppo economico, Claudio Scajola, risponde garantendo l'impegno del governo. Il rapporto tra imprese e fiscalità è stato il tema della tappa genovese del Road Show Pmi, promossa da Confcommercio in nove città. «L'Italia - ha convenuto Scajola - ha bisogno di una fiscalità più equa e razionale, che sappia coniugare certezza delle regole, fermezza nella lotta all'evasione, rispetto per le esigenze delle imprese».
 A preoccupare le piccole e medie imprese sono in particolare gli studi di settore. «Ci aspettiamo, e non vorremmo avere sorprese, che tengano in debito conto le reali ripercussioni che la crisi ha prodotto sulle Pmi. Nel 2008, 120mila imprese del settore commerciale hanno chiuso e per la prima volta dopo tanti anni c'è un saldo negativo di 40mila imprese» ha detto Sangalli esprimendo anche preoccupazione per i ritardi rispetto alla presentazione dei nuovi parametri. Ma il ministro Scajola ha rassicurato: «Gli studi di settore sono uno degli impegni su cui il governo si è attivato e sono in corso d'opera».
 Un'altra notizia positiva viene dall'accelerazione del pagamento dei rimborsi Iva che nei primi due mesi dell'anno ha raggiunto 2,7 miliardi. «Nel 2008 sono stati pari a 7,6 miliardi - ha affermato Scajola -. Se riusciamo a mantenere per gli altri bimestri questo ritmo, avremo dimezzato i tempi rispetto all'anno scorso». La tappa genovese è stata l'occasione per rendere noti i risultati di una ricerca curata da Confcommercio-Format dalla quale emerge che più del 75% delle imprese italiane ritiene che la pressione fiscale previdenziale e contributiva sia eccessiva e costituisca un limite allo sviluppo e alla competitività. Quasi il 60% lamenta che le norme cambiano troppo frequentemente e che l'informazione è lacunosa. Il 57% delle Pmi, giudica la tassazione «molto elevata e non sostenibile»; il 61% ritiene che, negli ultimi cinque anni, è andata aumentando in modo significativo, mentre il 40% afferma che è rimasta sostanzialmente stabile.
 I motivi dell'eccessiva pressione fiscale sono da addebitarsi, secondo il 66% delle imprese, alla cattiva gestione e allo spreco delle risorse pubbliche. L'onere ritenuto più ingiusto, tra quelli che pesano di più sulle imprese, è risultato l'Irap secondo il 35% delle Pmi.
 

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