La Cassazione fa scendere dalle auto blu le mogli delle autorita' rilevando che l'utilizzo delle auto d'ordinanza da parte delle consorti per ragioni private costituisce un danno oggettivo sia per "il non irrilevante valore economico del consumo di carburante", sia per il "costo di mercato dell'utilizzo del mezzo che per le ore di impegno del personale". Inoltre, piazza Cavour rimarca che il divieto della macchina di ordinanza deve estendersi anche a chi riveste incarichi in comune e ne fa uso privato ancorche' sporadico. In particolare, la VI Sezione penale ha confermato la condanna per abuso d'ufficio nei confronti del prefetto della provincia di Livorno per avere "disposto e consentito l'utilizzo di autovetture e personale di servizio per scopi estranei ai compiti di istituto alla moglie per accompagnamenti in vari viaggi a Montecatini Terme e qualche viaggio a Follonica". Al prefetto, inoltre la Corte d'Appello di Firenze, nel giugno 2008 aveva contestato anche l'impiego di personale di servizio in lavori di rimessaggio del proprio natante. Di qui la condanna, con le attenuanti generiche, a 9 mesi di reclusione. In Cassazione il prefetto ha tentato di ottenere un proscioglimento sostenendo che i viaggi della moglie sull'auto blu non potevano incidere sulle finanze dato lo "sporadico utilizzo di autovetture" e che in ogni caso la moglie le aveva utilizzate "per autonoma iniziativa ritenendosi autorizzata nella veste di presidente onoraria della locale sezione femminile della Croce rossa e che altre volte utilizzava l'auto blu per esigenze istituzionali della stessa prefettura".
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