Le chiamavano "Bagagli", ma in realtà erano le 9 ragazze che 5 rumeni, finiti in manette, costringevano alla prostituzione. Dopo averle attirate in Italia con la promessa di un posto di lavoro "pulito", la banda criminale sfruttava le giovanissime loro connazionali, costringendole alla prostituzione utilizzando pressioni psicologiche e violenze fisiche. I 5 malviventi si erano organizzati in due distinti gruppi: il primo composto da 3 persone di 40, 30 e 19 anni, controllava 7 ragazze che si prostituivano nella zona della riviera nord e in un appartamento di Montesilvano, il secondo composto da padre e figlio controllava due 20enni nella zona della stazione ferroviaria. Le indagini, condotte dalla Squadra Mobile di Pescara, che hanno portato all'arresto dei 5 aguzzini si sono avviate grazie alla denuncia di una delle ragazze. La 20enne rumena, "controllata" dal gruppo composto da padre e figlio, nei primi giorni di febbraio era riuscita a fuggire dai suoi aguzzini e aveva denunciato le continue violenze, anche sessuali, alle quali era stata continuamente sottoposta dalla coppia. Grazie a lei e alla collaborazione di altre ragazze, nella notte tra il 7 e l'8 marzo sono scattati gli arresti. Gli agenti hanno anche rinvenuto un'agenda sulla quale uno dei malviventi appuntava i guadagni di ogni singola ragazza.
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